ITRANI DA NON DIMENTICARE: PAOLINO MANZO
Scritto da redazione web il May 09 2020 15:04:32
Itrano semplice e schietto

News Estesa

Images: Manzo Paolino.jpg

Francesco Paolo (Paolino) Manzo, ha spento la sua lanterna terrena per accenderne una più luminosa ed eternamente duratura, tra gli astri siderali che, da venerdi 8 maggio, vedono brillare, tra di loro una stella tanto luminosa da rifulgere l’immensità cosmica di una luce mirabilmente abbagliante.

“Paolino –un itrano semplice e schietto- come chiosa la mai tanto compianta professoressa Maura Pelliccia nella meravigliosa prefazione al libro “Itri da non dimenticare”, partorito dalla mente dell’ex dirigente di Poste Italiane, lucidamente evocatrice di fatti e personaggi riproposti a una marea di lettori, tra i quali anche tanti alunni che ne hanno fatto oggetto di studio e riflessione, e curato nel suo aspetto formale da una delle insegnanti più amate dai giovani discenti- è un itrano semplice e schietto, ricco di sentimento e di calore umano. Egli –prosegue la prof. Pelliccia- non è un narratore professionista, eppure in queste pagine si rivela un efficace testimone, attento e sensibile, sovente commosso, a volte ironico, di una Itri che ormai appartiene al passato e che non si conosce abbastanza o che, forse,  è stata dimenticata troppo presto”.

Siamo voluti partire proprio dalla fatica editoriale “Itri da non dimenticare” per introdurre il pensiero evocatore della figura di “Paolino”, a poche ore dalla tristissima notizia del suo decesso. Lo conoscevamo di persona, lo apprezzavamo con sincera ammirazione, mai sfociata in inflazionata o accattivante adulazione, ne abbiamo raccolto l’eco sincera a Itri, a Latina, dove ha operato come dirigente dell’ex “Poste e Telegrafi” nella seconda metà del secolo scorso, e in tanti luoghi dove, con la sua cultura enciclopedica e da autentico “homo vetruvianus”, sempre messa in pratica ma mai millantata “ad usum delphini”, come tanti fumosi fracassoni, la gente lo ha notato, l’ha apprezzato e amato.

“Sono nato a Itri il 17 aprile 1926, alle ore 10,15 della sera”. Incipia così il racconto autobiografico che lui presenta al primo rigo del primo capitolo “Paolino racconta…” della sopracitata opera di memoria storica. “Era la quinta volta –prosegue Paolino- che mia madre partoriva. –Che santo è oggi?- chiese ancora pallido per la fatica del parto-. –Sentu Francisc’ di Paola- rispose mia nonna Angela-.  –Allora stu figlio gli chiamimm’ accusì e che Sentu Francisc’ gli pozza rè tutte le sue virtù-.” E di virtù il santo di Paola, che fondò l’Ordine dei Minimi per ribadire la sua umiltà che lo faceva ritenere cristianamente inferiore al santo di Assisi, gliene ha date veramente tante se si pensa che “Paolino” riusciva e rifulgere, pur senza cercare gratificante e vanesia visibilità, in tanti campi.

Esperto conoscitore e perfetto operatore del settore in cui ha prestato servizio, coerente seguace delle sue illuminate visioni progressiste della vita e della politica, cultore delle pratiche bucoliche e campestri, artigiano dalla mano “dorata” per tante creazioni e manufatti artistici, particolare predisposizione a cogliere i siti da dove poter attingere, tramite appositi pozzi, dalla sottostante falda acquifera, il prezioso liquido dissetante, fertilizzante, oltre che dal molteplice utilizzo, e tanti altri pregi hanno infiorito una esistenza nel corso della quale, oltre una lodevolissima dedizione al lavoro, hanno primeggiato l’amore filiale, quello coniugale e, soprattutto, quello paterno verso la nidiata di meravigliosi figli e stupendi nipoti.

Potremmo redigere pagine di ricordi, tutti scrupolosi documenti statistici dei suoi momenti terreni e non compiacenti parole di adulazione, che alla sua “casta” visione della vita sarebbero suonate offensivamente turbative, ma preferiamo, oltre al proposito di non stancare i lettori, salutarlo “rubandogli” il titolo della sua immortale opera narrativa: Ciao, Paolino, “itrano da non dimenticare”!

Orazio Ruggieri

Images: Itri da non dimenticare.jpeg